IL SALEGY IN MADAGASCAR: TRA TRADIZIONE MUSICALE E ATTIVISMO
UNA MUSICA INCALZANTE
Suona in maniera costante a ogni angolo del Madagascar, a qualsiasi ora del giorno. Che provenga da una piccola cassa Bluetooth, da uno smartphone, da una band dal vivo o da un programma radiofonico, il genere suonato rimane lo stesso. Ha un groove vivace che coinvolge e include. Senza distinzione, tutti ballano! Suonato spesso in sei ottavi, fa muovere ballerini e musicisti all’unisono. I loro passi e le loro voci si intrecciano alle linee di basso, chitarra elettrica e fisarmonica costruendo il tappeto musicale su cui danzare. E, se questo non bastasse, di tanto in tanto si aggiungono poliritmie (rombo in gasy) generate dal battito delle mani dei danzatori, che arricchiscono la sezione centrale, il folaka, per lo più strumentale.
Tutto ciò, e molto altro, prende il nome di Salegy.
TRADIZIONE E CONTEMPORANEITA’ DEL SALEGY
Il Salegy è un genere musicale malgascio contemporaneo ormai simbolo del Madagascar. Pur affermandosi come protagonista moderno del patrimonio musicale dell’isola, non tradisce però le proprie origini. Nato tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento, infatti, affonda in una tradizione più antica che si rifà agli usi e ai costumi dei gruppi Sakalava e Tsimihety del nord del paese, e al loro stile celebrativo, l’antsa.
In origine l’antsa viene eseguito durante riti di possessione e cerimonie legate al culto degli antenati. Dal secondo dopoguerra in poi alcuni musicisti pionieri lo trasformano in Salegy. Sfruttando infatti gli strumenti elettrici degli anni ’60, fondono la tradizione malgascia con i ritmi di Réunion, Mauritius, Congo, Kenya e Sudafrica. Il successo è rapido: il Salegy diventa la musica identificativa della Grande Terre, si diffonde nel resto dell’Africa e ottiene una discreta popolarità anche a livello internazionale.
Tra i principali protagonisti, fondatori e diffusori del Salegy va ricordato Eusèbe Jaojoby. Sin da giovane canta nelle cerimonie tradizionali in gruppi corali; negli anni ’70 si trasferisce ad Antsiranana, dove sperimenta un linguaggio nuovo, innestando strumenti contemporanei alla matrice tradizionale. Nel 1987, con l’album Les Grands Maîtres du Salegy, sancisce la consacrazione del genere, diventando di lì a poco ambasciatore della musica malgascia nel mondo e portando il Salegy in tournée nazionali e internazionali. Attorno a lui cresce una scena ricchissima: Mily Clément, Théo Rakotovao, Fenoamby, Bilo, fino al più contemporaneo Wawa Salegy, che traghetta il genere nel nuovo millennio ottenendo un forte seguito anche tra le comunità malgasce all’estero.
QUANDO IL SALEGY DIVENTA PROTESTA: L’ATTIVISMO DI NINIE DONIAH
Dagli albori a oggi, la scena del Salegy si caratterizza per essere molto ricca di esponenti. Tra questi si è distinta una donna che ha trasformato il Salegy in un mezzo di protesta e di lotta femminista, Ninie Doniah (pseudonimo di Bezara Eliane Virginie), soprannominata la “regina del Salegy”. Artista, autrice e compositrice, avvia la carriera negli anni ’90 e conquista subito il pubblico grazie a una voce riconoscibile e a uno stile capace di valorizzare le sfumature della cultura malgascia. Con il suo carisma — e soprattutto con testi che affrontano discriminazione di genere e land grabbing — trasforma il Salegy in un mezzo di denuncia e mobilitazione popolare.
Nel corso della sua carriera musicale pubblica cinque album (Tsara Olo Be, Donia Malamatra, Ngoma Lelahy, Penser aux autres, Vonjia) portando in alto la bandiera della cultura malgascia attraverso numerosi tour su scala internazionale. Inoltre, il proprio cantautorato, diretto e coraggioso, la porta a ricevere il premio “Donna dell’anno 2000” per aver denunciato tutte le offese rivolte alle donne malgasce.
Di lì in poi, però, diventa una figura tanto amata quanto scomoda che, nonostante i malumori, continua a portare avanti la causa che sin da subito sposa. Purtroppo, a causa di ciò, la sua carriera si interrompe nel 2021 a causa del suo arresto per aver “incitato e contribuito al disordine pubblico durante le proteste a Nosy Be” contro l’espropriazione delle terre. La lunga carcerazione ne mina la salute e, nonostante le numerose richieste, non viene trasferita in ospedale.
Nel pomeriggio del 19 Novembre 2023 Ninie Doniah muore in prigione a soli 56 anni, scuotendo profondamente la società malgascia e il mondo musicale nazionale e internazionale.
A quasi due anni dalla morte, la sua scomparsa porta ancora il rammarico della famiglia, della cittadinanza e del panorama musicale; eppure, non rimane solo il ricordo delle azioni intraprese da Ninie ma una prova tangibile incisa negli album. Gli stessi che permettono alla sua idea di vivere alimentando nuove generazioni e permeando di contaminazioni l’odierno Salegy. Un Salegy che, adesso, risuona più che mai, portando con sé un messaggio di memoria, forza e speranza alla popolazione malgascia.
Autore: Fabrizio Cannizzaro