I caffè ritrovati del Mozambico: biodiversità, resilienza e nuove opportunità
Oltre Arabica e Robusta
Quando si parla di caffè, il riferimento è quasi sempre a Coffea arabica e Coffea canephora, le due specie che dominano la produzione e il commercio mondiale. L’Arabica è apprezzata soprattutto per la qualità della bevanda, mentre C. canephora, comunemente associata alla Robusta, viene coltivata anche per la maggiore adattabilità a condizioni ambientali difficili.
Il genere Coffea, tuttavia, comprende oltre 130 specie, molte delle quali sono ancora poco conosciute e scarsamente utilizzate a livello commerciale. Una parte importante di questa diversità è concentrata nell’Africa tropicale, dove diverse specie crescono spontaneamente o sono mantenute in sistemi agricoli locali.
In Mozambico sono presenti, tra le altre, Coffea racemosa e Coffea zanguebariae, due specie strettamente legate ai territori della costa orientale africana. Il loro interesse è oggi crescente, sia per le caratteristiche sensoriali della bevanda sia per alcuni tratti ecologici e genetici che potrebbero risultare utili in un contesto di cambiamento climatico.
La coltivazione del caffè è infatti particolarmente sensibile all’aumento delle temperature, alla variabilità delle precipitazioni e alla maggiore frequenza degli eventi climatici estremi. Ampliare la base genetica oggi disponibile rappresenta quindi una delle possibili strategie per aumentare la capacità di adattamento della filiera.
Il caffè di Inhambane
Coffea racemosa, conosciuta anche come “caffè di Inhambane”, è originaria del Mozambico centrale e meridionale ed è presente anche nello Zimbabwe orientale, in Eswatini e nel nord-est del Sudafrica. I Royal Botanic Gardens di Kew ne riportano inoltre la presenza autoctona nelle isole del Canale di Mozambico.
La specie cresce in ambienti caratterizzati da temperature elevate e da una lunga stagione secca, condizioni piuttosto diverse da quelle tipiche dell’Arabica, generalmente associata ad aree più fresche e umide.
I frutti di C. racemosa sono di piccole dimensioni e maturano rapidamente, in circa quattro mesi. Anche i semi sono più piccoli rispetto a quelli delle principali specie commerciali e le rese produttive tendono a essere più contenute. Questi aspetti hanno probabilmente contribuito a limitarne la diffusione su scala commerciale.
Dal punto di vista dell’adattamento ambientale, però, la specie presenta caratteristiche di interesse. Studi sui profili climatici dei caffè selvatici associano la sua distribuzione a temperature medie annue intorno ai 23 °C e a precipitazioni dell’ordine degli 800 millimetri annui, valori sensibilmente inferiori rispetto a quelli osservati nell’areale naturale dell’Arabica.
Anche il profilo sensoriale è differente rispetto a quello dei caffè più diffusi. Le valutazioni disponibili riportano note di gelsomino, cacao, cannella, liquirizia ed erbe aromatiche. Si tratta quindi di una specie che potrebbe trovare spazio soprattutto in produzioni di nicchia, dove origine, tipicità e caratteristiche sensoriali rappresentano elementi di valorizzazione.
Il caffè dell’isola di Ibo
Nel nord del Mozambico, in particolare nella provincia di Cabo Delgado e nell’arcipelago delle Quirimbas, è presente Coffea zanguebariae. La specie è distribuita tra il Mozambico nord-orientale e la Tanzania meridionale ed è conosciuta localmente anche come “caffè di Ibo”.
La sua presenza sull’isola di Ibo è legata alla lunga storia degli scambi lungo le rotte dell’Oceano Indiano. Per secoli l’arcipelago delle Quirimbas ha rappresentato un punto di contatto tra popolazioni e reti commerciali diverse. La coltivazione del caffè nei giardini e nei piccoli appezzamenti dell’isola è quindi parte di un patrimonio agricolo locale che si è sviluppato all’interno di questo contesto storico.
Per lungo tempo C. zanguebariae è stata confusa con C. racemosa e descritta anche con denominazioni differenti, tra cui Coffea ibo. Successive analisi genetiche hanno confermato la distinzione tra le due specie.
Anche C. zanguebariae mostra un buon adattamento alle alte temperature. La sua distribuzione è associata a temperature medie prossime ai 25 °C. Le valutazioni sensoriali disponibili descrivono inoltre profili con note floreali, speziate ed erbacee, accompagnate in alcuni casi da sentori di eucalipto e anice.
Una diversità ancora poco conosciuta
Le differenze tra C. racemosa e C. zanguebariae riguardano anche la composizione dei semi.
Uno studio pubblicato nel 2026, basato sull’analisi di 45 accessioni selvatiche provenienti da diverse aree del Mozambico, ha evidenziato una marcata variabilità nella composizione chimica del materiale analizzato.
In C. racemosa è stato rilevato, in media, un contenuto di caffeina inferiore rispetto a quello delle principali specie commerciali. Questo carattere potrebbe renderla interessante per la selezione di caffè naturalmente a basso contenuto di caffeina. C. zanguebariae, al contrario, presenta concentrazioni maggiori, più vicine a quelle osservate nella Robusta.
Lo studio mette inoltre in evidenza differenze rilevanti tra le accessioni appartenenti alla stessa specie. Questo dato è particolarmente importante perché indica che le popolazioni presenti in Mozambico non costituiscono un insieme uniforme, ma conservano una diversità genetica e chimica che potrebbe essere utilizzata in programmi di selezione e miglioramento.
Quali prospettive per i caffè autoctoni del Mozambico?
La possibile valorizzazione di C. racemosa e C. zanguebariae richiede quindi un approccio graduale.
Prima di ipotizzare una loro espansione commerciale, è necessario migliorare le conoscenze relative alla distribuzione delle popolazioni, alla loro variabilità genetica, alle caratteristiche agronomiche e alla qualità della bevanda. Allo stesso tempo, sarebbe importante documentare le pratiche di coltivazione e trasformazione già presenti nei territori e le conoscenze sviluppate nel tempo dalle comunità locali.
Attività di conservazione negli habitat di origine potrebbero essere affiancate da collezioni locali, vivai e sperimentazioni partecipative con i produttori. Un approccio di questo tipo permetterebbe di valutare le potenzialità produttive delle diverse accessioni senza separare la valorizzazione commerciale dagli obiettivi di conservazione.
È ancora prematuro considerare C. racemosa e C. zanguebariae come alternative dirette ad Arabica e Robusta. Le rese ridotte, le dimensioni contenute dei semi e le conoscenze agronomiche ancora limitate rappresentano vincoli importanti.
Il loro ruolo potrebbe essere però rilevante nella diversificazione della produzione, nello sviluppo di filiere locali o di nicchia e, soprattutto, come fonte di caratteri genetici utili per affrontare condizioni climatiche sempre più difficili.
La presenza di queste specie in Mozambico rappresenta quindi una risorsa che merita di essere studiata e conservata. Comprenderne meglio la diversità e le modalità con cui sono state mantenute nei territori può contribuire non solo alla loro valorizzazione, ma anche alla ricerca di sistemi produttivi del caffè più diversificati e resilienti.