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CUCINARE CON L’ELETTRICITÀ SOLARE,
UNA NUOVA OPPORTUNITÀ

La cottura degli alimenti con l’uso di biomasse, come legna e carbone vegetale, rappresenta un problema molto serio sotto molteplici punti di vista.
Sono investiti soprattutto donne e minori, con milioni di morti premature all’anno per l’inalazione di fumo, rischi di aggressioni e abusi negli spostamenti verso zone isolate per andare a cercare la legna, perdita di
ore di tempo che potrebbero essere dedicate alla scuola, ad attività sociali, culturali, economiche. L’uso
della biomassa costituisce una spesa molto rilevante per le famiglie urbane e un importante fattore di
deforestazione, con l’innesco di una serie di rovinosi effetti sull’ambiente (perdita di biodiversità,
desertificazione, aumento delle temperature, alterazione dei cicli dell’acqua).
La ricerca e la messa a disposizione di tecnologie pulite, più programmi per l’adozione di sistemi di cottura
pulita, elaborati a vario livello, hanno portato un numero crescente di persone ad affrancarsi dall’uso delle
biomasse per cucinare, col passaggio al gas naturale, al GPL, bioetanolo, biogas e all’elettricità.
L’obiettivo per lo sviluppo sostenibile numero 7 impegna (dal 2015) a raggiungere entro il 2030 la
disponibilità di energia pulita ed accessibile per tutti.
In base alle misure su energia e clima agite fino ad oggi, il numero delle persone che non disporrà di energia
pulita per cucinare nel 2030 scenderà dagli attuali 2,3 a 1,8 miliardi (A Vision for Clean Cooking Access for
All, IEA 2023). Questo progresso si registrerà quasi interamente in Asia, mentre in Africa al 2030 si prevede
che il numero di persone sprovviste di accesso ad energia pulita per cucinare, attorno ai 900 milioni, lungi
da scendere a zero come previsto dall’obiettivo per lo sviluppo sostenibile numero sette, sarà all’incirca
uguale a quello di oggi.
Di fronte a questo scenario sconsolante vi sono delle eccezioni molto positive, e alcune novità molto
interessanti e promettenti.
Nell’ultimo decennio sono state sviluppate delle apparecchiature elettriche in grado di cuocere gli alimenti
con un bassissimo assorbimento di energia, grazie ad un’altissima efficienza. Questi apparecchi, gli e-
cookers, sono costituiti da un recipiente sistemato all’interno di un guscio esterno altamente isolante, una
resistenza elettrica e un termostato. L’alto grado di isolamento termico permette di raggiungere
rapidamente la temperatura di cottura degli alimenti e di mantenerlo con la resistenza elettrica spenta.
L’energia elettrica necessaria è limitata quindi alla quota per riscaldare il contenuto del recipiente, e a pochi
interventi per riportarlo in temperatura, per compensare il poco calore che fuoriesce durante il processo.
Esiste anche la versione a pressione (EPC, Electric Pressure cookers).
Alcuni studi (Batchelor S. et al., Experiences of Electric Pressure Cookers in East Africa, 2019; Couture T.,
Jacobs D., Beyond fire, how to achieve electric cooking, 2019) condotti negli ultimi anni, hanno evidenziato
costi inferiori per la cottura elettrica in rapporto a ogni altra fonte energetica, quando l’elettricità è fornita
da rete, e competitivi con le altre fonti quando l’energia deriva da impianti fotovoltaici isolati.
Nel corso dei test, in Africa orientale e meridionale, l’accettabilità da parte delle persone coinvolte è stata
molto alta, con apprezzamento della maggiore rapidità di preparazione dei pasti e del fatto che una volta
iniziata la cottura il sistema procede da solo, senza bisogno di controllare e alimentare la fiamma
continuamente.
L’affacciarsi di questi nuovi apparecchi di cottura aumenta il ventaglio di soluzioni a cui affidarsi per
affrancarsi dalla cottura con legna e carbone, e se l’energia elettrica usata è prodotta da impianti solari ed
altre fonti rinnovabili, elimina anche ogni emissione di anidride carbonica, portando finalmente a una
forma di cottura pulita e sostenibile.

Il passaggio a sistemi di cottura pulita potrà affermarsi però soltanto se le attuali politiche saranno
profondamente riviste e sarà implementato un serio percorso per andare finalmente nella direzione
indicata dell’obiettivo per lo sviluppo sostenibile numero 7. È escluso ormai che ci si riesca per il 2030.
Aritmeticamente la prospettiva attuale è che in Africa siamo completamente fuori strada e l’obiettivo non
sarà mai raggiunto, nemmeno tra cent’anni. Serve un cambio radicale di rotta, e un aumento enorme delle
risorse messe a disposizione per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.

E servirà molto lavoro.