2026: Anno Internazionale della Donna Agricoltrice
Il 2026 è stato proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale della Donna Agricoltrice (International Year of the Woman Farmer, IYWF). L’iniziativa, coordinata da FAO, IFAD e WFP, intende portare al centro dell’attenzione internazionale la condizione delle donne che lavorano nei sistemi agroalimentari. La proposta nasce per valorizzare il ruolo delle donne in un settore che dipende dal loro lavoro molto più di quanto le narrazioni tradizionali portino a pensare.
Un impiego centrale mal retribuito
I dati più recenti mostrano un quadro in cui la centralità del contributo femminile rimane legata a condizioni di svantaggio economico. A livello globale, il 36% delle donne occupate lavora nei sistemi agroalimentari – una quota paragonabile a quella maschile (38%) – ma la qualità del loro lavoro è profondamente disuguale: l’impiego femminile è spesso irregolare, informale, part-time, a bassa qualificazione o ad alta intensità di manodopera. Le donne sono meno presenti come imprenditrici o agricoltrici indipendenti e spesso ricoprono il ruolo di lavoratrici familiari non retribuite. I dati emergono dal rapporto The Status of Women in Agrifood Systems (FAO, 2023) che ha calcolato il gap medio retributivo di genere del settore agroalimentare: per ogni dollaro guadagnato da un agricoltore, un’agricoltrice guadagna 82 centesimi.
Il potenziale economico dell’uguaglianza
L’Africa sub-sahariana presenta una specificità interessante: secondo il rapporto The Status of Women in Agrifood Systems in Sub-Saharan Africa, pubblicato in aprile 2026 da FAO, Natural Resources Institute e AWARD (African Women in Agricultural Research and Development), il 76% delle donne lavoratrici della regione è impiegato nei sistemi agroalimentari — la quota più elevata al mondo. Nelle aree rurali, sono le agricoltrici ad essere protagoniste del lavoro off-farm, ossia delle fasi di trasformazione, confezionamento e distribuzione degli alimenti, segmenti in cui la loro presenza è cresciuta significativamente (dal 21% al 29% tra 2005 e 2022).
Le disuguaglianze di genere hanno un costo che è possibile quantificare: nel Rapporto FAO viene stimato che colmare il divario di produttività agricola (e gap salariale) porterebbe ad un aumento del PIL mondiale di quasi mille miliardi di dollari e ridurrebbe di 45 milioni il numero di persone in condizione di insicurezza alimentare.
Sradicare la disuguaglianza
Il rapporto FAO del 2023 descrive anche la forte determinazione delle agricoltrici nell’adattarsi ai fallimenti strutturali del sistema in cui operano. Un’osservazione interessante è quella di Clara Park, ricercatrice e coautrice del rapporto regionale sull’Africa sub-sahariana: “La resilienza individuale non può farsi carico di ciò che spetta alle istituzioni”.
La disparità di genere, nel settore agro-alimentare e in qualsiasi altra forma e contesto, non può essere concepita come un insieme di indici e statistiche allarmanti né, tantomeno, di ingiustizie del presente; si tratta di strutture radicate e sedimentate negli anni, che attraversano comunità diverse e divengono ‘questioni di tutti’, che riguardano tanto gli uomini quanto le istituzioni politiche.
La FAO abbozza un piano d’azione articolato su tre direzioni per combattere la disuguaglianza nel campo agroalimentare: serve adottare approcci gender-trasformativi, che sfidino le norme sociali discriminatorie; è necessario rafforzare la protezione sociale per lavoratori e lavoratrici, formali ed informali; occorre, infine, costruire quadri giuridici più solidi, per sanzionare la precarietà lavorativa e prevenire la violenza all’interno delle filiere agroalimentari.
L’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice resta un’iniziativa simbolica, che offre l’opportunità di consolidare questa consapevolezza in azioni concrete. Come dichiarato da Beth Bechdol, Vice-direttrice della FAO, l’anno non è una celebrazione, ma un invito a fare di più e meglio.